A settembre 2010, in una riunione durante il Festival di Venezia, avevamo deciso che il 2011 sarebbe stato un anno preparatorio per permettere a Jengafilm di proporsi alle troupe straniere, in particolare tedesche, inglesi e francesi, per realizzare i propri film low budget in Italia. Qui da noi, la patria di Cinecitta’ e del cinema del neorealismo, si pensa che low-budget significhi gioco per ragazzini. Appena si varca il confine tutto cambia, anche le grandi produzioni conoscono il nuovo inarrestabile fenomeno del produrre film con le tecnologie digitali e le troupe ridotte all’osso guidate da filmmaker molto capaci.
Dicevamo che ne stavamo discutendo alla Mostra del Cinema di Venezia, non ricordo la data esatta, ma ricordo bene un aneddoto di quel giorno. Erano le 3 del pomeriggio e stavo camminando tra l’hotel Excelsior ed il red carpet. Non c’era molta gente, tutti in sala a capire se ci fosse qualche buon film. Ad un tratto mi sento urtare pesantemente la spalla, mi volto per rispondere all’italiana, ma non ci riesco. La persona che goffamente e pesantemente mi aveva colpito era il presidente della giuria del Festival. Un omone grande e sgraziato con la faccia troppo particolare per non notarsi e all’anagrafe di nome fa Quentin Tarantino. Sotto shock per lo scontro ravvicinato, incrocio Miriam una mia amica attrice e filmmaker italo-brasiliana. Mi parla del festival e mi accenna di un progetto brasiliano. Un attimo. Hai detto Brasile Brasile? Quello dei calciatori, le ballerine, il caffe’, il mate, le telenovela e Julio Iglesias? Quel Brasile? Miriam mi parla del progetto molto eccitata, io sono perplesso. Noi non siamo ancora pronti e poi parlavamo di Europa. Come terremo i rapporti, le telefonate, i documenti e soprattutto le location chi le vedra’?

Artur Pinto e Rafael Tombini
Due mesi dopo eravamo in pista in giro per il Veneto a guardare luoghi, sentire politici e amici del popolo brasiliano. Soprattutto stava diventando una bella abitudine il contattarsi via skype e vedere Mariana, Boca e Tombini bere mate e sudare mentre da noi fuori nevicava. Si’, loro sono proprio dall’altra parte del mondo.
E’ stato un incipit lungo,ma inevitabile per capire quanto straordinaria sia stata quest’avventura. I 9 magnifici componenti della troupe ci hanno colpiti da subito.
Sono sincero, anche se via skype nutrivo una forte simpatia per questi ragazzi, quando mancavano pochi giorni alle riprese credevo che non ce l’avremmo potuta fare. Troppa strada, troppe locations, troppi attori e troppe esterne. Soprattutto pochi, troppo pochi soldi per un progetto cosi’ ambizioso. Potrei scrivere un romanzo sulle nostre avventure, sui 5300km fatti insieme, su un aprile mai cosi’ caldo nella nostra storia, sulle poche persone che prima hanno detto sì e poi no, sulle tante che hanno detto no e poi sì, sull’emozione di Ferretti e Boca la prima volta che hanno sentito una signora parlare Veneto, su Arthur che di sera guidava un’ apecar piu’ piccola di lui, su Tombini che intratteneva una gita di ragazzi Napoletani vestito da Romeo, su Poli con gli occhi rossi felice dopo l’ultimo ciak di notte, su Basso che sistemava i microfoni delle signore almeno 10 volte, su Juli che ha tenuto a bada 2 registi col doppio dei suoi anni e su Mariana che ci ha creduto fino alla fine. E come direbbe Leo Garcia, aumento ma no invento.
La troupe e’ stata straordinaria, professionisti giovani, ma consapevoli. Gente che è riuscita ad alzarsi alle 7 del mattino e a stare sul set fino alle 24 senza sosta. E il giorno dopo ancora, senza una lamentela, ma con tanta gioia. La gioia, quella che qui in Europa si è smarrita, è ciò che più ci ha contagiato della troupe del Rio Grande do Sul. Una gioia che ha scosso una domenica pomeriggio di una sonnolenta Belluno, che non capiva che festa ci fosse in strada con una decina di persone che ballavano e si divertivano; una gioia che ha illuminato un piccolo bar nel paese di Arsiè da cui molti se ne andarono a fine ‘800 per far fortuna in Brasile e che farà parlare della troupe brasiliana per qualche anno a venire, più di Sandra Bullock che pure ha girato da quelle parti; una gioia che ha contagiato persino l’anziano parroco di Auronzo di Cadore, che ha improvvisato un brindisi davanti alla chiesa prima di dire Messa.
Ora stiamo per partire. Partiamo per avvicinarci ad una terra lontana, ma che con lo spirito ci è molto, molto vicina. Veniamo in Brasile ad abbracciare amici, ad incontrare altri filmmaker che ispireranno i prossimi lavori. Sì, perchè nel futuro, nel nostro futuro, ci sarà ancora molto spazio per le troupe brasiliane. Quelle europee dovranno aspettare il proprio turno. Padova, 19 Luglio 2011, 30 gradi.
Christian Cinetto