Il Blog di Jengafilm

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maggio: 2012
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Is this real life…? – I segreti dei video virali

Il cosiddetto virale è un video che acquisisce popolarità grazie alla sua diffusione in Internet, specialmente su YouTube ma anche attraverso e-mail, social network, blog e simili.

Perchè il termine “virale”? La risposta è semplice: il video in questione ha una diffusione capillare, si propaga esattamente come un virus ed il contagio è imprevedibile, come lo è il video.

Le principali caratteristiche di un virale sono infatti le seguenti:

  1. imprevedibilità – sia da punto di vista del contenuto sia, come abbiamo detto, della portata del contagio
  2. amatorialità – nel guardarlo, si deve avere la sensazione che il video sia stato girato da un video amatore
  3. durata limitata – il video dev’essere di circa un minuto e mezzo e non deve superare i tre minuti
  4. interattività – chi guarda il video si deve sentire coinvolto. Esso può generare empatia o sentimenti di vario genere, può invogliare gli spettatori a fare qualcosa di determinato o coinvolgerli in una sorta di sfida la cui riuscita dipenderà anche dal grado di amatorialità del video: la sfida deve sembrare lanciata da una persona qualsiasi, in modo che possa risultare alla portata di tutti.
Si è cominciato a parlare di video virali dopo l’inaspettata diffusione globale dell’ormai celeberrimo video David after Dentist: nel 2008 un papà filma il figlio appena uscito dallo studio dentistico nel pieno di un delirio causato dagli effetti dell’anestesia. Pubblica il video in Internet per farlo vedere alla mamma, in quei giorni lontana da casa. In poco tempo il video fa il giro del mondo e David diventa una star: il padre viene invitato in tv, e decide di sfruttare questa improvvisa popolarità creando un sito web (www.davidafterdentist.com) in cui mette in vendita gadget con la foto del figlio e frasi tratte dal vaneggiamento di quel giorno.
Da allora il i video virali cominciano a diffondersi a macchia d’olio, incuriosendo politici e pubblicitari. In pubblicità, il virale è figlio della campagna pubblicitaria: le sue possibilità di successo dipendono dall’astuzia degli ideatori della campagna nel piazzarlo nei posti giusti (trasmissioni televisive, piuttosto che luoghi fisici). Tra i video più popolari in quest’ambito ricordiamo quello prodotto dalla Dove che, oltre a stimolare l’identificazione da parte degli spettatori, li lascia stupiti. Provocare una sensazione di stupore è un altro ingrediente importante per ottenere un virale di successo. Ecco il video: Dove Evolution Commercial. Interessanti, e molto simpatici, i virali della compagnia aerea Germanwings (guarda il video) e del sito Lastminute.com (guarda il video). In Italia, uno dei virali pubblicitari più noti è dello storico marchio Perugina che nel 2009 si affida ad Armando Testa e approfitta della festa di San Valentino per promuovere il Bacio Perugina, il suo cioccolatino più conosciuto. “Utilizzo di differenti mezzi: viral video, community engagement (Youtube, Facebook, Perugina Community), affissioni interattive, evento sul territorio.In 10 giorni: 50.000 mail, 151.841 visite al sito Baci Perugina, 26.678 contatti su Youtube, 5.400.000 impressions su MSN, +11% di vendite in un mercato a -8.” Un risultato sbalorditivo!  Guarda il video.
Anche il flash mob può diventare un evento di marketing virale, come è capitato nel 2010 a Chicago durante la festa di anniversario della 24esima stagione del programma di Oprah Winfrey: 20,000 persone hanno sorpreso Oprah eseguendo una coreografia massiva sulle note di I Got a Feeling dei Black Eyed Peas (guarda il video).
I virali possono essere un affare anche per i politici, che si fanno pubblicità in tempo di elezioni e non solo: proprio in questo periodo tutti parlano del video su Kony, guerrigliero ugandese che ha commesso gravi crimini contro l’umanità.  L’associazione americana Invisible Children ha messo in rete questo piccolo film di mezz’ora con lo scopo di  attirare l’attenzione del mondo e di conseguenza delle alte sfere politiche per far sì che Kony venga processato il prima possibile.
Jengafilm, dopo i virali per la campagna nazionale contro l’infertilità maschile (guarda i video), ha in cantiere un altro interessante progetto a riguardo…continuate a seguirci e lo scoprirete!

 

 

Le mosse della Breakdance, ecco come si balla

Red Bull BC One All Stars

 I am the creator of my own limits – B-Boy Cico

Esistono 4 grandi categorie entro cui iscrivere i passi (o moves) della breakdance, sebbene questa tipologia di danza dipenda moltissimo dal singolo ballerino, dalla sua fisicità, dalla sua capacità di rischiare e soprattutto dalla sua creatività. Queste categorie sono: Toprock, Footwork, Freeze e Powermove.

Prima di cominciare a muoversi a terra, il b-boy si scalda con una serie di passi in piedi che lo portano a fondersi con la musica e ad esprimere tutta la sua voglia di ballare. Questo è il Toprock, le cui mosse di riferimento sono l’Indian Step e il March Step, ispirati alle danze dei nativi americani.

Dal Toprock si passa al Footwork, ovvero i movimenti a terra eseguiti con mani e piedi. In questa categoria comincia ad essere evidente l’importanza della circolarità nelle mosse di breakdance: il b-boy disegna un cerchio col corpo muovendosi in senso orario o antiorario. La mossa di riferimento del Footwork è il 6-Step di cui si sono sviluppate numerose varianti.

Footwork

Passiamo dunque alle Freeze: in queste posizioni il corpo si congela (da qui appunto il nome delle move) in una posizione di equilibrio eseguibile con entrambe le mani a terra o con una mano soltanto. Anche per questa categoria ci sono dozzine di varianti, ma la Freeze di riferimento è la cosiddetta Baby Freeze.

Freeze

Ed eccoci alle Powermove, le mosse in assoluto più spettacolari e acrobatiche della breakdance: esse consistono in veloci rotazioni ed evoluzioni caratterizzate da grande dinamicità. Tra le più importanti ricordiamo la Windmill, l’Headspin, il Twist e il Ninety. Abbiamo avuto il piacere di collaborare con uno dei più famosi b-boy al mondo, specializzato in Powermove: ci ha insegnato come eseguirle (abbiamo anche fatto qualche tentativo…e miracolosamente non ci siamo rotti nulla!) e ci ha mostrato le power che col tempo l’hanno reso celebre. Vi abbiamo incuriosito? Allora continuate a seguirci…tra pochissimo vi sveleremo tutto!

 

 

Breakdance, un fenomeno culturale – Le origini

How you act, walk, look and talk is all part of Hip Hop culture. And the music is colorless. Hip Hop music is made from black, brown, yellow, red and white.  Afrika Bambaataa 

Siamo a New York, a metà degli anni ’70: lungo le strade della città comincia ad affermarsi una nuova filosofia di vita, una nuova cultura: l’ Hip Hop. Questo movimento è costituito da quattro elementi: MCing, DJing, Writing e Breakdance.

L’ MCing è la musica rap, le cui radici sono afroamericane. Il concetto di battle, caratteristico delle competizioni tra b-boy, appartiene anche all’ MCing: gli Mc (Master of Cerimonies) affermano la loro bravura in contest basati su botta e risposta di rime rap. L’MC migliore sarà quello con la maggiore risposta di pubblico.

Il DJing è una pratica altrettanto importante: è proprio un dj, DJ Kool Herc, a creare il break: egli nota infatti che l’eccitazione dei ballerini cresce nelle parti dei brani caratterizzate da percussioni marcate, e decide di isolare delle sezioni in cui emergano unicamente gli elementi ritmici.  Si crede sia stato proprio il break di DJ Kool Herc, a dare il nome ad alcuni degli elementi perno della cultura hip-hop (breakdance, breakers, b-boy). Un’altra figura chiave del DJing è Afrika Bambaataa, che contribuì assieme a DJ Kool Herc a potenziare ed espandere  la cultura hip-hop.

Il Writing è l’altrimenti detta Graffiti Art o Graffitismo: sviluppatosi negli stessi anni (1970-75) rappresenta una frattura con l’arte tradizionale in quanto non vendibile ed illegale. Tra gli artisti più celebri ricordiamo Keith Haring e Jean-Michel Basquiat: nonostante siano entrambi tragicamente scomparsi in giovane età, furono in grado di aprire le porte delle grandi gallerie d’arte al graffitismo.

Il murale Tuttomondo di Keith Haring a Pisa

Sin dalla sua nascita, la Breakdance non è mai stata una disciplina di ballo rigida e condizionata da canoni specifici, ma ha sempre prediletto la componente liberatoria e spettacolare della danza: i breakers rappresentano infatti una rottura con i generi di danza precedenti, non solo per la tipologia di movimenti ma anche per la loro tendenza ad uscire dagli schemi contravvenendo alle regole. La breakdance è quindi un tassello importante del provocatorio e variopinto mosaico culturale che comincia ad affermarsi negli anni ’70. I breakers danzano sulle note di questa filosofia: ognuno balla a modo proprio e trasferisce la sua concezione della vita nei passi che muove sulla superficie ruvida delle strade. Ogni ballerino arricchisce la danza col suo tocco personale, si abbandona totalmente alla musica, spinge il corpo al limite e ne fa lo strumento principale della sua creatività: non è infatti così rara l’invenzione di nuove impressionanti mosse da parte di breaker talentuosi. In Internet sono migliaia i video sulla breakdance, vi consigliamo però di dare un occhio a questo:  Video ProDance Agency – The Art of Storytelling. Nonostante sia una pubblicità girata in un grattacielo di design è ben espresso il concetto della unicità delle storie che i corpi possono esprimere attraverso la danza. Una danza non canonica.

Ma quali sono i passi principali della breakdance? E quali i più spettacolari?

Rimanete connessi, ve li sveleremo nei prossimi giorni!

 

Red Bull BC One – L’evento di breakdance più importante al mondo

Froz, vincitore del Red Bull BC One Cypher di Firenze

Ogni b-boy la conosce e lotta per prendervi parte: si chiama Red Bull BC One ed è una competizione mondiale a cui partecipano 16 dei b-boy più talentuosi al mondo per stabilire, attraverso una battaglia 1 contro 1, chi sia il migliore.

Per essere selezionati c’è bisogno di straordinarie abilità artistiche, di una tempra fuori dal comune e di un’ottima reputazione all’interno della comunità dei b-boy. L’obiettivo della competizione consiste infatti nel trovare validi ballerini provenienti da tutti i continenti che siano in grado di determinare nuovi standard e far sì che la breaking possa essere considerata una manifestazione artistica.

Le battaglie dei b-boy affondano le loro radici nelle competizioni 1 contro 1. Negli ultimi 15 anni questo genere di competizioni è passato in secondo piano a causa della popolarità acquisita dalle cosiddette crew competitions, ovvero le battaglie che comprendono due o più gruppi di ballerini. La Red Bull ha voluto tornare alle radici per mostrare la b-boying nel modo più spettacolare ed energico possibile.

Le selezioni avvengono attraverso tre step: Cypher, Qualifier e Finals (vi consigliamo di dare un’ occhiata a questa tabella per maggiori chiarimenti): i Cypher sono le selezioni nazionali, attraverso le quali si accede ai Qualifier, qualifiche regionali in cui si combatte per un posto in Finale. I vincitori dei 6 Qualifier, il campione in carica e 9 b-boy eletti lottano quindi, durante le Finals, per il titolo di campione del mondo.

La prima edizione ebbe luogo in Svizzera nel 2004, da allora il BC One ha girato il mondo: Germania, Brasile, Sudafrica, Francia, America, Giappone ed infine, l’anno scorso, Russia. Nella passata edizione il BC One ha inaugurato una nuova struttura: 28 battaglie Cypher in 21 paesi. I vincitori avanzavano verso 6 eventi Qualifier che determinavano 6 finalisti per l’ultima tappa a Mosca. Nel 2012 invece sono previsti ben 50 Cypher in giro per il mondo, a cui la Red Bull inviterà 16 b-boy che avranno il compito di selezionare i ballerini più promettenti per le competizioni. I vincitori dei Cypher nazionali andranno a combattere in 6 Qualifier che avranno luogo in Egitto (per il Medio Oriente e l’Africa), Olanda (per l’Europa dell’Ovest), Russia (per l’Est Europa), Messico (per  l’America Latina), Nuova Zelanda (per Asia e Oceania), e USA. I vincitori di questi 6 Qualifier guadagneranno un posto per la Finale a Rio de Janeiro, Brasile.

Froz

A rappresentare l’Italia durante le Qualifiche Regionali il prossimo 22 settembre in Olanda sarà Froz, b-boy milanese di origini russe. Il premio gli è stato conferito durante il Cypher fiorentino da una giuria formata da star della breakdance: Ronnie (USA) – vincitore dell’edizione del Red Bull BC One 2007 in Sudafrica e membro del Red Bull BC All Star Team, il parigino Lamine e  Storm, b-boy di Berlino (video della premiazione). Ronnie definisce il BC One la più prestigiosa competizione a livello mondiale: “Entrati in gara i b-boy vogliono la guerra, farebbero qualsiasi cosa per vincere.” (un assaggio di quest’intervista qui: Whatever it Takes – Red Bull BC One US Qualifier 2011).
Lontano dalle luci abbaglianti dei palchi internazionali, la breakdance rimane una valvola di sfogo e un’indispensabile modalità di espressione per molti ragazzi che, lungo le strade delle città, la rendono un vero e proprio stile di vita. A tal proposito vi suggeriamo di guardare il nostro documentario dal titolo I ragazzi delle banche, in cui un gruppo di appassionati di breakdance raccontano la loro esperienza e il loro sogno.
Rimanete connessi…Jengafilm ha in serbo una gran sorpresa per tutti gli amanti della break. Protagonista: uno dei più importanti esponenti della breakdance nazionale e internazionale!

 

 

Visioni Italiane – chi ha vinto e chi ci ha colpito

Entusiasti dell’incontro con Mordini, Gagliardi e Ferrario, siamo concordi nel pensare che sia difficile tracciare confini marcati tra il concetto di documentario e quello di fiction. Vorremmo comunque segnalarvi i lavori che, in una categoria e nell’altra, si sono a nostro parere distinti nel corso del festival.

Dal sito ufficiale di Visioni Italiane, al link Vincitori 2012 leggiamo che il Premio al Miglior Film va a TUNNEL VISION di Stefano Odoardi per la felice originalità del racconto, interpretato con intensità e partecipazione da tutti gli attori. E per il rigore della messa in scena sostenuta da una drammaturgia puntalmente risolta.

La giuria del festival ha inoltre attribuito due menzioni speciali a: IL NUMERO DI SHARON di Roberto Gagnor (vedi cortometraggioper la grazia con la quale l’autore narra una breve storia dove vero e verosimile si fondono con leggerezza.

ed a

L’ESTATE CHE NON VIENE di Pasquale Marino (vai a trailer del cortoper la forza di poesia e violenza attraverso la quale si sviluppa il passaggio dall’adolescenza all’età adulta in un tempo sospeso di un pomeriggio particolare.

Commuovente anche MOONSCAPE, storia di un’agente della polizia di frontiera che, distrutta dal dolore per la perdita del figlio, si ritroverà a fare i conti con i suoi pregiudizi alimentati dalla rabbia.

Tutti interessanti i corti d’animazione: ricordiamo DELL’AMMAZZARE IL MAIALE di Simone Massi, autore famoso in tutto il mondo e uno dei maestri italiani dell’animazione in stop motion. L’anno scorso DELL’AMMAZZARE IL MAIALE ha ottenuto la Menzione Speciale della giuria del Torino Film Festival che lo ha definito “una freccia dolorosa e bellissima che squarcia la nostra memoria” (vai al trailer del corto).

Simpatico e visionario è HEARTBURN (vedi cortometraggio), opera prima di un team di illustratrici, videomakers, animatrici e sound designer: Alma, bimba vivace dagli istinti dissidenti, abbatte i clichè che dentro e fuori la circondano.

Infine il premio Visioni Ambientali assegnato dalla regia del festival va a THE CHANGE di Fabiàn Ribezzo per la capacità, in un prodotto destinato all’educazione, di proporre un messaggio complesso con gli strumenti dell’animazione, sorprendendo e divertendo gli spettatori con ricchezza di invenzioni e ritmo incalzante. Il film individua un percorso di sostenibilità economica e ambientale per l’utilizzo equilibrato delle risorse naturali, senza ideologismi e senza rifiutare la modernità.

Abbiamo trovato che le Visioni Ambientali della domenica pomeriggio siano state tra le opere più stimolanti del festival non solo per il loro importante contenuto informativo e didattico, ma anche per l’affascinante modalità in cui temi riguardanti la natura, l’ecologia, e l’attuale condizione della terra sono stati portati sul grande schermo. In ZONA ALFA, corto ambientato in una terra contaminata e priva di vita, un visitatore trova un biglietto: “Lo sapevamo e non abbiamo fatto niente”. Un monito per il futuro che si spera muova le coscienze. Ecco il link alle Visioni Ambientali, che vi consigliamo caldamente.

Visioni Italiane – Fiction/Documentario: la frontiera del reale

Cineteca di Bologna, sede del festival

Lo scorso weekend è stato tutto bolognese: da venerdì a domenica ci siamo infatti goduti l’interessante festival Visioni Italiane.

La giornata di venerdì è iniziata con una macroconferenza dal titolo Fiction/Documentario: la frontiera del reale che ha visto come ospiti Stefano Mordini, Davide Ferrario e Giuseppe Gagliardi. I tre registi hanno dimostrato come le categorie di fiction e documentario in realtà siano del tutto aleatorie, in quanto esiste una sola grande categoria: il cinema. Attraverso la visione di clip estrapolate dai loro lavori cinematografici e documentaristici, e mediante il confronto col pubblico, attivo e pieno di domande, gli autori hanno dimostrato come tecniche e punti di vista si possano incrociare e perdersi all’interno di un’opera, a tal punto che risulta quasi impossibile iscriverla in un genere soltanto.

Gagliardi ha portato un frammento di Tatanka, film di finzione tratto da un racconto di Saviano. La realtà, romanzata e modificata da cinque sceneggiatori, viene esposta con uno stile documentaristico adatto a dipingere il mondo della boxe che in Campania ancora salva molti giovani dalle strade, dalla camorra e dallo spaccio di droga (vai al trailer del film). Ha poi mostrato una clip tratta dal documentario La vera leggenda di Tony Vilar, storia del calabrese Antonio Ragusa emigrato in America e diventato un famoso cantante, scomparso però all’apice del successo. Il regista vola nel nuovo continente sulle tracce di Vilar, intervistando quelli che l’hanno conosciuto. Lo stile del documentario richiama i grandi film del cinema italo-americano, le strade sono quelle del Bronx e della Little Italy dei grandi lungometraggi sulla mafia ma le storie presentate sono vere:  Gagliardi ci ha raccontato infatti che alcuni degli intervistati hanno fatto una brutta fine negli anni successivi (uno di questi, ad esempio, è stato freddato con otto colpi di pistola). Il regista ci ha inoltre riferito di come queste persone lo conducessero orgogliose a vedere i posti dove erano state girate le scene dei più celebri film sulla mafia, il che lo ha portato a riflettere su come si sia instaurato un cortocircuito per cui il cinema si sia spesso ispirato a quella fetta di italiani all’estero, ma viceversa gli italiani stessi abbiano a volte plasmato il loro modo di vivere sulle storie raccontate nelle sale cinematografiche.

Dopo Gagliardi è stato il turno di Ferrario, il cui appassionato intervento ha spaziato dalla definizione del suo concetto di cinema indipendente (“Per me indipendenza significa avere la libertà di scegliere che fare, senza lasciarsi condizionare dalle mode, dalle richieste dei produttori, o da altri fattori”) all’esposizione, attraverso la visione di clip tratte da GuardamiLontano da Roma e La strada di Levi, della sua idea di cinema in generale e del ruolo che riveste la sceneggiatura nelle sue opere. Quando Guardami uscì nelle sale, spiega Ferrario, destò scalpore perchè molto esplicito. Il regista, amante dei corpi più che delle parole, prende come pretesto il racconto di un corpo che gode e che muore per introdurre una considerazione su come il cinema sia un mondo in cui i generi si fondono, un prisma le cui mille facce riflettono le altrettante forme della realtà. Il buon cinema però non pretende di avere la verità in tasca, essa è infatti inattingibile. “Il cinema” afferma Ferrario “ti sta addosso come una pelle, ma non indica la strada da seguire e non dà risposte definitive. Il cinema è la sacra puttana: apre le porte del carcere come quelle del convento”. Per la sua preferenza nel concentrarsi sull’espressività dei corpi, l’autore è poco incline ad essere fedele alla sceneggiatura che per lui è un canovaccio con indicazioni sommarie, non certo un testo da rispettare puntualmente.  La sceneggiatura di Dopo Mezzanotte (vai al trailer), uno dei suoi film di maggior successo, consisteva in una manciata di pagine scritte più per il direttore di produzione che per gli attori.

Ultimo ma non ultimo Mordini, che si aggancia a Ferrario dichiarando quanto ne sia stato influenzato e convenendo con lui riguardo alle considerazioni a proposito de La strada di Levi: Ferrario raccontava infatti di come quel documentario sia anche la storia della relazione instauratasi tra lui e le persone riprese.  Per Mordini vale la stessa regola: nel mostrarci qualche minuto de Il confine, documentario sulle comunità islamiche milanesi, dichiara che un bravo documentarista dev’essere in grado di creare una sorta di legame coi soggetti della narrazione, in modo tale che questi possano aprirsi sempre di più affidandosi all’autore e alla sua capacità di raccontare fedelmente la loro storia. Questo legame diviene spesso così forte da generare un sentimento nostalgico del regista nei confronti dell’esperienza vissuta durante le riprese con i protagonisti della sua opera. Mordini concorda con Ferrario anche su un altro punto: il cinema e la verità. Ciò che rende speciale un regista è il filtro del suo sguardo sulla realtà: il passaggio da “uomo con la telecamera” ad “autore” sta nella consapevolezza del proprio istinto e nella potenza dello sguardo con cui osserva (e propone al pubblico) la realtà.

Nel dibattito finale i tre registi lamentano il dramma delle produzioni contemporanee, che concedono poco allo sguardo dell’autore  facendosi fagocitare dal totalitarismo dettato dai format, responsabili della perdita dell’indipendenza. Purtroppo l’Italia è un passo indietro rispetto alle televisioni pubbliche europee, le quali hanno uno spazio dedicato al documentario d’autore. Nemmeno la moltiplicazione dei canali ha permesso una maggiore visibilità a questo tipo di produzione. Anche  le sale dovrebbero promuovere maggiormente i documentari attirando il pubblico mediante la creazione di eventi che spingano l’individuo a voler condividere la visione: data la facilità di reperimento delle opere oggigiorno, questa potrebbe essere una soluzione per salvare dei prodotti che spesso sarebbe bene raggiungessero chiunque.

S. Mordini - D. Ferrario - G. Gagliardi

Trionfo dell’Italia alla Berlinale

Dopo il Sundance, anche la Berlinale ripiega i tappeti rossi.

Edizione fortunata per l’Italia: trionfano i connazionali Paolo e Vittorio Taviani, aggiudicandosi l’Orso d’Oro con il lungometraggio Cesare deve morire. Il cinema italiano, che non vinceva in Germania da ventun’anni, si impone con una storia d’impatto: ambientato nel carcere di Rebibbia, il film dei Taviani ci propone un nuovo modo di intendere Shakespeare, dimostrando come l’arte sia spesso l’unico mezzo per recuperare vite perdute. I due registi decidono di portare sugli schermi un tabù della società: vengono infatti rappresentati i condannati destinati a passare in carcere il resto della vita, uomini che  attraverso il teatro cercano di mettere a riposo le loro esistenze, piegate dal peso dei crimini commessi. La collaborazione tra l’esperienza e le idee dei Taviani e le spinte creative dei carcerati hanno reso l’opera originale, caratterizzata da un linguaggio nuovo ed inusuale per una tragedia shakespeariana. Interessante a tal proposito è la la seguente intervista ai fratelli: I Taviani parlano di Cesare non deve morire. Ecco inoltre il trailer del film:

Ma non sono solo i Taviani a renderci orgogliosi:  nella sezione Panorama il secondo premio del pubblico va a Daniele Vicari che vince con Diaz, drammatica storia di una delle pagine più infelici degli ultimi decenni: l’irruzione delle forze dell’ordine nel luglio del 2001 all’interno della scuola Diaz di Genova, fatto che comportò un numero impressionante di feriti, alcuni gravissimi, e la violazione dei dei diritti umani non solo durante l’irruzione ma anche nelle lunghe ore che seguirono.

Fortemente ostacolato in patria, il film si basa sull’intreccio di 140 storie vere, emerse dalla lettura di circa 10.000 pagine di atti studiate dal regista. Diaz vince in Germania, paese che all’epoca dei fatti si dimostrò particolarmente indignato per l’accaduto. Vicari ricorda in un’intervista che durante uno dei processi una ragazza tedesca si alzò dicendo che non avrebbe mai più messo piede in Italia.

Altra storia di denuncia e altro premio, ma ci spostiamo all’estero: Orso d’Argento per Just the Wind del regista ungherese Benedek Fliegauf. Il lungometraggio si aggiudica inoltre l’Amnesty International Film Price ed è affine all’opera di Taviani per le critiche ricevute in patria e gli ostacoli incontrati durante la produzione. Ispirato ad eventi reali, è il racconto delle violenze subite da alcune famiglie Rom da parte delle forze dell’ordine, un dipinto dell’umanità delle persone che giace sotto allo squallore del razzismo e del pregiudizio.

Per tutti gli altri premi, qui di seguito il link al sito ufficiale del Festival di Berlino: Awards and Juries.

Sundance Film Festival 2012 – I vincitori

Il Sundance chiude, dandoci appuntamento al 2013. Già curiosi di sapere quali saranno le nuove e interessanti proposte della prossima edizione, vi raccontiamo chi ha vinto quest’anno.

Tutti gli occhi sono puntati su Benh Zietlin, regista di Beasts of the Southern Wild, che si è aggiudicato il premio più ambito: il Gran Premio della Giuria per i lungometraggi. La protagonista del miglior film del Sundance è una bimba, Hushpuppy, che si ritrova a fronteggiare un misterioso mondo sull’orlo della distruzione, a cavallo tra finzione e realtà. Ci piace anche perchè, com’ è stato definito da molti, è un “racconto ecologico”: la natura che si ribella e impazzisce ci ricorda i preoccupanti cambiamenti climatici che pare interessino a tutti meno che alle agende  politiche mondiali.

Il miglior documentario è stato The House I live In di Eugene Jarecki, il cui tema è il fallimento americano della lotta contro la droga. Un documentario duro che affronta dal basso, piccoli spacciatori e tossicodipendenti, le ragioni di un fallimento e mostra che a finire in carcere sono quasi sempre afroamericani poveri. Il doc alla fine, quando tutto sembra non aver soluzione, ci lascia  la speranza che  possa avvenire un effettivo cambiamento. Per approfondire cliccate qui.

Veniamo ad uno di quei premi che fa felici i distributori di mezzo mondo. Negli ultimi anni i vincitori dei premi del pubblico a Sundance sono state le rivelazioni del botteghino ed è ormai assodato che il logo di Sundance aiuti i film in sala. Una sorta di bollino di qualità.

I premi del pubblico di quest’anno sono stati dunque assegnati a The Surrogate e The Invisible War: fiction il primo, con protagonista Helen Hunt, e doc il secondo, incentrato sui drammatici episodi di stupro nell’esercito americano.

Per quanto riguarda i premi del pubblico assegnati ad opere internazionali vincono Searching for Sugar Man di Malik Bendjellou, film su una rockstar degli anni Settanta, e Valley of Saints di Musa Syeed, storia d’ amore, amicizia e desiderio di fuga ambientata in Kashmir.

Grande successo anche per  Violeta went to Heaven, miglior pellicola drammatica sulla storia della cantante cilena Violeta Parra, e per The Law in These Parts, documentario sull’occupazione palestinese.

Per informazioni sugli altri premi vi indirizziamo al blog ufficiale del Sundance.

Vi segnaliamo anche questo interessante articolo dell’Huffington Post che sostiene come questo sia stato un festival denso di commedie e dunque un anno molto complicato.

 

Jengafilm e breakdance – riprese terminate!

Un paio di settimane fa vi avevamo anticipato che ci saremmo dedicati ad un lavoro sulla breakdance, ricordate?

Eccoci dunque con qualche dettaglio in più, siamo infatti appena tornati da un’intensa settimana di set: la Jengafilm si è spostata tra Treviso, Jesolo e Padova sfidando i giorni più freddi dell’anno per portare a termine le riprese.

Giovedì scorso eravamo a Jesolo, temperatura percepita… -9 C°! Abbiamo girato in riva al mare, le mani congelate (qualcuno aveva dimenticato i guanti a casa…!) ma saldamente aggrappate a telecamere, boom e ciak. Abbiamo seguito il nostro campione nei luoghi che ha percorso prima di approdare al successo mondiale. Ci ha raccontato la sua storia, gli aneddoti riguardanti la sua vita e il suo mestiere, ci ha mostrato le mosse che l’hanno reso famoso. Non possiamo ancora svelarvi tutto ma provvederemo prossimamente, è una promessa.

Padova, la nostra bella città, ci ha fornito la storica  location dove abbiamo girato le scene dell’ultima giornata: la Cattedrale ex Macello, progettata da Jappelli e risalente al 1800.  L’edificio, la cui funzione di macello è stata interrotta il secolo scorso, viene anche chiamato ‘cattedrale’ per via della sua maestosità e della struttura a tre navate. Gli ampi spazi, i ganci ancora presenti cui un tempo venivano appesi i bovini e le particolari condizioni di luce hanno reso l’ex Macello un set ideale.  Eravamo tutti in fermento ed impazienti di scoprire cosa sarebbe uscito dall’attesissima Red Epic, telecamera arrivata direttamente da Hollywood. Il risultato è stato fantastico, e non vediamo l’ora di presentarvelo. Per ora, in attesa del video che sarà pronto a marzo, ecco un paio di foto dal backstage!

Jesolo

Padova

Due italiani al Sundance 2012

L’edizione di quest’anno risulta fortunata per il cinema italiano: ben due connazionali hanno portato i loro film tra le fredde montagne dello Utah.

Paolo Sorrentino presenta nella sezione Spotlight This Must Be The Place. Interpretato da Sean Penn, il lungometraggio narra la storia di Cheyenne, rock star sul viale del tramonto che si reca a New York in occasione della morte del padre. Qui, la lettura di vecchi diari lo spinge a proseguire un’insolita ricerca che il padre aveva dovuto abbandonare. Il film prende il nome dalla canzone dei Talking Heads This must be the place (Naive melody).

Sempre nella sezione Spotlight troviamo Corpo Celeste, l’esordio cinematografico della regista Alice Rohrwacher. Presentato a Cannes nel 2011, vede come protagonista Marta (Yle Vianello), tredicenne che nel percorso verso il sacramento della Cresima si ritrova ad affrontare il degrado spirituale e culturale della periferia di Reggio Calabria.

L’augurio è che l’eccellente vetrina del Sundance porti fortuna ad entrambi! Da Italians in film i link alle interviste: Paolo Sorrentino Alice Rohrwacher sotto la neve a Park City!

 

Sundance Film Festival – Le origini

 

Story tellers broaden our minds: engage, provoke, inspire, and ultimately, connect us. 

- Robert Redford

Gennaio è il mese che ci accompagna nel nuovo anno. È il mese delle primule, dei giorni più freddi e dell’Epifania, che richiama tutti all’ordine e ci ricorda che le feste son finite. Per i cinefili, Gennaio è il mese del Sundance.

Ma come, quando e dove nasce questo festival?

Nel 1981, Robert Redford raccoglie sulle montagne dello Utah un gruppo di amici e colleghi con l’obiettivo di creare un ambiente in cui possano convogliare le voci dei filmmaker indipendenti. Quella primavera dieci autori emergenti vengono invitati al primo Sundance Institute Filmmakers/Directors Lab, in cui lavorano con sceneggiatori e registi di spicco per portare a termine i loro progetti originali. Gli artisti vengono incoraggiati a correre ogni rischio necessario alla creazione di opere coerenti con la propria visione.

Il Sundance Institute, organizzazione no-profit con sede a Park City, diventa da allora un punto di riferimento nel mondo per la cinematografia indipendente. Organizza svariati laboratori ed eventi con particolare focus sulle nuove generazioni di cineasti  ed include l’annuale Sundance Film Festival, spazio autorevole in cui confluiscono film indipendenti americani ed internazionali e grazie al quale sono state lanciate alcune tra le opere cinematografiche più interessanti delle ultime tre decadi (Little Miss Sunshine, Le Iene e American Splendor, per fare degli esempi). Il Sundance Institute, inoltre, mantiene un rapporto continuo con gli artisti che hanno creato e mostrato i loro lavori attraverso i programmi dell’Istituto, possiede un Archivio che permette che tutto venga  preservato, organizza attività ed eventi gratuiti e aperti al pubblico a cui partecipano migliaia di persone ogni anno.

Una curiosità: il nome del Festival deriva da Sundance Kid, il personaggio interpretato da Redford  nel film Butch Cassidy (1969). Redford è attore protagonista assieme a Paul Newman e la pellicola, citatissima nel corso degli anni, si è guadagnata un posto di tutto rispetto nella storia del cinema.

Per approfondimenti vi consigliamo il sito ufficiale della manifestazione: Sundance Film Festival.

 

 

BREAKING new – Jengafilm esplora il mondo dei b-boys

Breakdance, cultura hip-hop e un personaggio di rilievo internazionale.

Ecco gli ingredienti di uno dei lavori a cui ci stiamo dedicando. Collaboreremo infatti con un atleta famoso in tutto il mondo per aver rivoluzionato il modo di intendere la breakdance e per la sua capacità di eseguire movimenti che nessun altro è in grado di compiere. Ci faremo svelare i segreti della sua tecnica, raccontare la sua storia e i motivi per cui è diventato così celebre.

Le location che abbiamo selezionato sono suggestive e fuori dagli schemi. Le riprese, inoltre, rappresentano per noi un’elettrizzante sfida tecnica in quanto utilizzeremo una nuova telecamera proveniente direttamente da Hollywood.

Vi terremo aggiornati quindi! Nel frattempo, se volete sapere qualcosa di più sulle origini della breakdance, date un’occhiata a questo video: I ragazzi delle banche.

 

Poets in Action – Jenny Lavarda e Pessoa

Nel corso dell’ultimo anno ci siamo dedicati, in collaborazione con RedBull, alla creazione del documentario di prossima uscita su Jenny Lavarda. Abbiamo vissuto a stretto contatto con lei, seguendola nel suo percorso di preparazione ai Campionati Mondiali di arrampicata sportiva.

Jenny (atleta italiana originaria di Marostica, classe 1984) vince quest’anno per la tredicesima volta il  Campionato italiano Lead. E’ in occasione di questo successo che RedBull, sponsor ufficiale di Jenny, ci ha commissionato una video-poesia diventata la seconda puntata del progetto Poets In Action, i cui lavori testimoniano l’affascinante coesione tra sport e poesia.

“Nell’immensa solitudine” di Fernando Pessoa accompagna ed enfatizza l’arrampicata di Jenny. Le riprese hanno avuto luogo a Porto Venere su una falesia a duecento metri a picco sul mare, poco distante dalle Cinque Terre. Le condizioni climatiche sono state molto favorevoli: la giornata era così tersa da poter intravedere la Corsica. Come Jenny stessa ci ha riferito, arrampicare su una falesia battuta dal mare è un’impresa che richiede particolare impegno: gli arrampicatori sono infatti psicologicamente abituati ad avere la terra al di sotto. Il forte vento e il rumore delle onde che si frangono sugli scogli provoca sensazioni insolite e stranianti.

L’atleta diventa parte della natura circostante attraverso lo sforzo umano applicato alla parete della falesia, ed è in perfetta coesione con in cinque elementi. Incluso il fuoco, che arde nell’animo di Jenny alimentando la sua passione sportiva.

Questo è il risultato: Arrampicata in falesia, free climbing nell’immensa solitudine / VIDEO

 

Dobbiamo ringraziare per l’assistenza in falesia Davide Battistella e gli amici di Blu Verticale.

International coproduction in Brazil – EPIFANIA FILMES

It’s really a pleasure for us to announce our close partnership with a very creative independent cinema company from Brazil.

We met Epifania Filmes last year and started to work together after only few skype calls. The first result is Sapore d’Italia, an international comedy broadcasted by RBS TV in September 2011.

Here is Epifania’s description

Epifania Filmes is a production company based in Porto Alegre, Brazil. Our main focus
is on the production of documentaries & ficcion films for the TV and cinema industry.
We have extensive experience working with low budget projects depicting historic and
current themes, like the Italian and German migrations to Brazil, World Social Forum & the
relationship between South American countries. Epifania Films has been working closely with RBS TV/Globo TV
on projects like “Sapore d’Italia”, “O homem dos Raios” and “Frente a Frente”. We have
also partered with other well stablished production houses like Besouro Filmes and Coelho Voador,
as well as Boulevard Filmes from Rio de Janeiro to produce TV & cinema projects. Epifania Filmes is also
working closely with Jengafilm, based in Padova, Italy, making it a viable partner for
European production companies that look for a colaborator in Brazil.

For their brazilian productions you can see their website.

http://www.epifaniafilmes.com

 

 

Dal free climbing al wakeboarding. Nasce una nuova collaborazione

Quando abbiamo intrapreso questa avventura sapevamo che ci saremmo messi alla prova con ambienti e personaggi che altrimenti ci sarebbero stati sconosciuti. Per chi ha seguito le nostre ultime vicende noterà che il 2011 è stato un anno molto ricco da questo punto di vista. Abbiamo cominciato con il video virale di Lady Avigan and the zoois e poi ci siamo buttati a capofitto nella produzione esecutiva della Commedia brasiliana Sapore d’Italia. Non avevamo informato pubblicamente i nostri followers su un progetto ben più lungo nel tempo e dai tratti estremamente affascinanti. Un documentario sulla carriera della più forte arrampicatrice italiana, la vicentina Jenny Lavarda. Delle sue vicende ve ne parleremo in dettaglio tra qualche settimana, quando sarà pronto il frutto di questo viaggio durato 8 mesi tra falesie, palestre ed un campionato del mondo. Ciò che vorremmo condividere è la soddisfazione di aver intrapreso una nuova collaborazione con RedBull Italia. La maggior parte di voi conoscerà RedBull per la famosa bibita che mette le ali, ma solo alcuni sanno che questa giovane azienda austriaca ha al suo interno un esercito di professionisti della comunicazione che inventano nuovi eventi legati al mondo dello sport estremo e alle nuove forme di espressione artistica giovanile. Nel nostro caso la collaborazione con RedBull è avvenuta per il free climbing e per uno sport che non conoscevamo se non in modo superficiale. Si tratta del wakeboard che consiste nel navigare le acque trainati da un motoscafo, o da un cavo, con sotto i piedi una tavola simile allo snowboard. Nel caso del motoscafo si compiono evoluzioni sfruttando il moto ondoso generato dalla barca, nel caso invece che si venga trainati da un cavo è più tipico saltare ostacoli galleggianti o sfruttarli per compiere straordinarie evoluzioni.  Quest’ultimo caso è stato lo scenario che abbiamo cercato di raccontare in un luogo unico, il lago artificiale di Resia in alta Val Venosta. Per chi volesse vedere di cosa si tratta, ecco il video che è stato trasmesso il 20 Ottobre al termine di Skysport 24 .

Wakeboard al lago di Resia

RedBull Italia ha curato l’organizzazione e la comunicazione dell’evento e potete leggere una descrizione qui.

Campanile di Curon, Alta val Venosta

shooting, day one

Resia lake

Resia lake